MARCO MARIANI. Luce, Diffrazioni, Trasparenze.

Da Venerdì 13 a Domenica 16 maggio Spazio Nour ospita la mostra personale di Marco Mariani: Luce, Diffrazioni, Trasparenze a cura del Bice Bugatti Club. La ricerca di Marco Mariani, da sempre sul confine tra sperimentazione artistica e ricerca scientifica, nasce dalla volontà dell’artista di sondare le proprietà della materia mediante l’uso della luce. La sua ricerca si muove attorno a concetti come il rapporto natura-energia, materia-luce, interazione, origine e forme. Analizzando gli effetti luministici sulla materia manipolata, giunge all’apparizione della forma nascosta ma intrinseca del fenomeno stesso. Per Mariani Scienza e Arte non sono categorie tra loro opposte, ma al contrario legate al medesimo obbiettivo: quello di sondare ed esplorare il Reale. Con il proprio lavoro Mariani ha preso una precisa posizione, quella di essere contrario alla cesura netta avvenuta in epoca moderna tra Arte (intesa nell’accezione più ampia di cultura umanistica) e Scienza, e attraverso la sua poetica e la sua ricerca concorda con l’opinione di Charles Percy, offrendo il proprio impegno per una “riappacificazione” tra i due mondi, dal momento che l’assenza di dialogo tra le due discipline ha impoverito il mondo della cultura in generale. Esempi di capitale importanza della felice unione e collaborazione tra l’Arte e la Scienza accompagnano la storia dell’umanità già in età classica e ve ne sono parecchi, ci basta citare quel fecondo periodo che fu il Rinascimento italiano. È evidente come il lavoro di Leonardo da Vinci manifesti un profonda corrispondenza tra Arte e Scienza, così come il lavoro di Filippo Brunelleschi, architetto-scienziato fiorentino, del quale tutta l’opera artistica, architettonica e teorica può essere tradotta come una ricerca di relazioni geometriche che ha portato alla nascita della prospettiva. In modo simile il dialogo tra Arte e Scienza costituisce, per Mariani un aspetto centrale nella sua ricerca artistica e estetica, orientata verso la conoscenza delle proprietà e delle forme della materia, qui intesa come il presupposto fondamentale dell’esistenza stessa dell’arte. La luce per l’artista diviene lo strumento che permette una speciale tipologia di esplorazione, offrendo al visibile aspetti e forme solitamente non percepibili a occhio nudo. Un flusso di raggi luminosi provenienti da un proiettore artigianale, estremamente potente, costruito e ideato dall’artista stesso, grazie a un sistema di lenti può ingrandire, focalizzare e proiettare le immagini di alcune lastre di plexiglass precedentemente manipolate dall’artista. Queste opere opere vengono quindi, grazie all’uso della luce, rifratte e diffrante. Il lavoro si completa con la proiezione di grandi e suggestive forme, che non sono altro che l’immagine di ciò che è intrinseco nella materia stessa, intesa qui come energia mutabile e trasformativa. Con questo lavoro, Marco Mariani riesce a far convivere nella medesima superficie il micro e il macro e, come ha scritto Teodosio Martucci, attento esegeta del lavoro di Mariani: “L’artista, emancipandosi dalla mitologia del demiurgo, si trasforma piuttosto in una sorta di sensibile manipolatore della materia con tutte le sue implicazioni di colore, luce, spazio”.